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Persone allettate. E alle ossa chi ci pensa?

  • Immagine del redattore: Raffaele Pepe
    Raffaele Pepe
  • 6 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Succede in tante famiglie. Per una malattia improvvisa o per un progressivo decadimento, una persona cara non riesce più a muoversi da sola e finisce per trovarsi in un letto 24 ore su 24.

Per la famiglia è un carico assistenziale ed economico importante, generalmente c' è bisogno di una persona che stia con l' ammalata giorno e notte, bisogna stare attenti alle piaghe che si possono formare, spesso serve posizionare un catetere vescicale, ma si rischiano le infezioni, in molti casi l' anziano non può rimanere nella sua casa.


Ma in mezzo a tutti questi problemi, alle ossa chi ci pensa? E chi ci ha pensato?

Ve lo dico io. Quasi nessuno.


Molto bisognava farlo prima . Molte di quelle persone sono costrette a letto perché hanno avuto una frattura da fragilità che si poteva prevenire.


Ma poi, in una sorta di accettazione di un destino ineluttabile, anche una volta che la frattura è avvenuta, nulla si fa' per prevenirne altre.


Allora quello che succede lo vediamo tutti i giorni nei nostri Pronto Soccorso.


Lo scheletro di chi non cammina si indebolisce sempre di più.

Alcuni si fratturano mentre si cambia il pannolone, altri durante le pratiche igieniche, basta pochissimo.

Chi si è già rotto il femore si rompe l' altro, oppure si rompe lo stesso in un punto diverso.

E la parte finale della vita della persona cara, potenzialmente lunga e serena, può diventare breve e piena di sofferenze.


Questo decadimento scheletrico si può prevenire.


Ma non bisogna prendersi in giro: la vitamina D non basta. Ci vuole una terapia "seria". Bisogna rivolgersi a uno specialista non appena la persona finisce a letto o comunque prima possibile.

Le possibilità terapeutiche negli ultimi anni si sono incrementate in maniera significativa.


Ortopedici, reumatologi, fisiatri, endocrinologi, internisti... tanti specialisti possono avere le competenze per trattare queste condizioni .


Bisogna rivolgersi a un medico che si interessi di fragilità ossea.


Ma soprattutto bisogna pensarci.




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